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Oggi voglio parlarvi di un argomento assai discusso: i tempi di pagamento dei clienti.
Non è un segreto, i freelance per tanti motivi spesso cadono nella tentazione di voler concere fiducia al cliente allentando la presa delle precauzioni e concedendo delle “opportunità” che si credono solo in quel momento lontane.

Specie per chi è ai primi lavori diventa anche difficile interpretare i segnali che un cliente ci invia incosciamente. L’esperienza, infatti, la dice lunga sul riconoscimento di un cliente.
Proprio per questo motivo un freelance dovrebbe salvaguardare se stesso, non dal cliente, ma dalla fiducia che gli sta concedendo!

Il primo nemico di un Freelance: se stesso!

Proprio cosi! Essere freelance significa gestire il proprio tempo, gestire le proprie relazioni ma anche far fronte a tasse e pagamenti da affrontare.
Quando un cliente tarda a concludere il pagamento crea un danno in termini di disagio economico non indifferente. Si susseguiranno una serie di chiamate, spesso degli “atterraggi” presso la sede del cliente per sollecitare il pagamento e chissà quante altre difficoltà. Queste piccole operazioni, che sono la conseguenza di aver dato troppa fiducia, RIDUCONO il tuo guadagno.

Quando state concludendo un accordo per un qualsiasi lavoro che sia un bigliettino da visita o un sito web il semplice preventivo NON basta!
Generalmente il cliente ha già valutato o temporaneamente accantonato altri “fogli preventivo”.
Per molti di loro conta solo il prezzo, sono davvero pochi quelli che sono informati ed hanno un minimo di competenza in materia.
Quando hai definito il prezzo con il cliente prenditi un’ora di tempo per creare quello che è un vero mini contratto che definisce un anticipo minimo del 50% e l’altra metà prima del rilascio. Si del 50%! Non del 10%! Perché? Se il cliente che hai di fronte è un buon pagatore, nella stragrande maggioranza dei casi, non esiterà a pagarti questo anticipo perché sa che di li a poco deve pagare metà della somma. L’esitazione è sintomo di insicurezza e dietro questo piccolo segnale può nascondersi un cattivo pagatore, ovvero un pagatore “lungimirante” che ti fa aspettare settimane oppure mesi. Non cito in questo articolo coloro che non vogliono pagarti più.

La mia esperienza personale

Come esempio voglio raccontarvi quella che è la mia esperienza con una grossa azienda sanitaria con sede in Puglia. Come spesso accade ci si arriva per conoscenze o per sentito dire. Cosi al contatto del cliente mi presento in sede e cominciamo a parlare. Dopo un’ora di trattativa per un bel lavoro propongo al cliente il prezzo di 2800€, e il cliente mi rilascia subito un assegno di 2500€.
Non avevo ancora acceso il computer! Esco dall’azienda super soddisfatto, non ho fatto niente ho già un assegno che ricopre ampiamente le spese di stampa. Al rilascio del materiale il cliente mi salda immediatamente il restante importo.
Dopo una esperienza cosi pay-fast penso sia umano dare fiducia al cliente “al prossimo ordine”.
Dopo circa 2 mesi lo stesso cliente richiede un altro preventivo per un lavoro minore che ammontava a 1000€….non vi dico come mi sono comportato ma vi dico solo che ho ricevuto l’assegno il 15 luglio esattamente 100 giorni dopo la consegna del materiale.

Clienti-inaffidabili

Io ho imparato la lezione, voi come vi comportereste con il cliente la prossima volta?

E’ sempre un piacere ospitare un guest post, sopratutto quando l’argomento è lo spinoso rapporto con i clienti e a proporlo è un collega per cui provi stima, e

Ringrazio Andrea Leti Web and Graphic Designer pugliese per l’interessante discussione che ha voluto far nascere su queste pagine e vi consiglio vivamente di seguire il suo blog ricco di informazioni, ispirazioni e risorse utili.
Visita il blog di Andrea Leti

Il minimal è uno stile molto amato dai web designer. Qualcuno crede che i siti web minimal siano noiosi, convinti che un design per essere bello ed efficace deve essere molto elaborato, ma è un concetto sbagliato. Creare un design minimal è una vera e propria arte non alla portata di tutti. Quando il numero di elementi grafici è ridotto bisogna saper evidenziare e sfruttare al massimo spazi e tipografia, quindi diventa cruciale avere buon occhio per spaziature e proporzioni.
I benefici di un sito web minimal sono:

  • il caricamento del sito è molto più veloce
  • utilizza un numero minore di risorse server
  • A impatto da subito un impressione elegante e professionale
  • La pulizia che lo contraddistingue evidenzia di molto i contenuti

Qui di seguito ci sono degli eccellenti esempi di layout puliti, con disegni semplici e font minimal. Tutti hanno in comune un design esteticamente curato e rispettano il vecchio detto “poco ma buono”.


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Ogni volta che cerchiamo un nuovo tema per WordPress, ci ritroviamo quasi sempre gli stessi temi ripubblicati più e più volte.

Eppure vengono rilasciati quasi tutti i giorni tantissimi temi wordpress free, e anche se alcuni sono abbastanza amatoriali molti altri sono veramente ben fatti e di ottimo livello.

I ragazzi di webdesignerdepot hanno selezionato ben 60 temi, molti dei quali creati nel mese corrente, o comunque non prima di Ottobre-Novembre 2009.

Potete visualizzarli in questa raccolta: 60+ Awesome New WordPress Themes

Ma visto che noi siamo incontentabili e oltre 60 temi proprio non ci bastano, ne ho cercato qualcun’altro ugualmente pubblicato di recente per incrementare la raccolta.
Spero possano essere utili sia a coloro che hanno intenzione di utilizzarli, sia a quelli che come me cercano tra i temi idee e tecniche diverse da cui prendere ispirazione.


upside_theme_wp



koi_theme_wordpress


chocolate_theme_wordpress


imovies_theme_wordpress


designpile_wp-theme


samara-wp-theme


wordpress-theme-amirra


selin-wordpress-theme

Durante la lettura, quando troviamo i segni di punteggiatura non abbiamo bisogno di fermarci per pensare “Che cosa vuol dire quel simbolo?”, ma la nostra mente gli dà il giusto significato all’istante.
Questo accade perchè fin da piccoli ci è stato insegnato il loro significato e perchè fanno parte della nostra quotidianità.

Ed è la familiarità verso questi simboli che rende il loro utilizzo in qualsiasi design ma sopratutto nei loghi estremamente creativo ed efficace.

I ragazzi di Web Design Ledger hanno raccolto una serie di loghi creativi caratterizzati dall’uso della punteggiatura nel design, io ne ho fatto una selezione di quelli che mi piacciono di più.

logo punteggiatura

logo punteggiatura

logo punteggiatura

logo punteggiatura

logo punteggiatura

logo punteggiatura

logo punteggiatura

logo punteggiatura

logo punteggiatura

logo punteggiatura

logo punteggiatura

Per la vetrina completa potete visionare l’articolo originale su Web Design Ledger.

Vi sono mai capitati clienti che prima vi commissionano un lavoro e poi scompaiono senza darvi un centesimo perchè il risultato non è di loro gradimento? Oppure clienti con la presunzione di vedere prima il lavoro e poi decidere di accettarlo o meno? O anche di  partecipare ad un concorso, proporre il vostro design  e non ricevere alcuna risposta da parte degli organizzatori?
L’ultimo caso sembrerebbe si stia verificando per un concorso dal valore di ben 40.000 euro, infatti nell’ articolo che scrissi su “Roma in un immagine” è nata una ricca discussione tra i partecipanti delusi dal fatto che la decisione del vincitore viene rimandata di mese in mese.

Tra i tanti punti di vista dei lettori, mi ha incuriosito una proposta della graphic designer  Stefania Pochesci l’ho contattata e insieme abbiamo deciso di approfondire l’argomento nella speranza che ne nascano degli interessanti spunti di riflessione.

Vi lascio all’articolo scritto da Stefania e vi aspetto per discuterne insieme nei commenti.

E voi siete pronti a dire no?

No allo Spec-Work per il bene del Design

Diciamocelo, non è un bel periodo per chi fa il graphic designer, a dire il vero non è un buon periodo per nessuno, ma per noi, nè carne nè pesce nel mare del “prova prima e forse paga” credo sia anche peggio .

Accade sempre più spesso a chi lavora nei media di trovarsi nella situazione di sentirsi chiedere da un potenziale cliente di vedere delle proposte prima, per poi essere pagati  solo se il lavoro piace: il che significa che non vi si compensa per il valore della vostra creatività, portfolio  o capacità di riuscire ad ingaggiare un rapporto creativo con il vostro cliente, ma vi si danno pochi giorni (nella migliore delle ipotesi) un brief strapazzato e neanche un euro per creare quello che dalle aspettative del vostro cliente dovrebbe essere “Il Capolavoro”.

Nasce allora per qualcuno (meno male ancora qualcun c’è) il grande dilemma: accettare o no?

Sì perché quello che vi è stato appena chiesto è uno spec-work, dove “spec” sta per speculative.

Nonostante questa metologia (del prova prima e forse paga, appunto) sia diventata ormai una prassi comune, ritengo sia doveroso far presente che un lavoro creativo di qualità è frutto di una relazione di fiducia tra cliente e designer, di mutua comunicazione e collaborazione.

Non si può pensare di ottenere un prodotto qualitativamente superiore con il metodo dello “Spec Work” come lo si chiama; rifiutarsi di accettare tale prassi infatti va considerata una garanzia di qualità anche per il cliente, come dovrebbe essere anche il portfolio del resto (sennò che lo facciamo a fare?).

Al riguardo l’AIGA (Professional Association for Design) ha detto la sua svariati mesi fa, credo che meriti una riflessione da parte di tutti i professionisti del settore.

In breve ecco i punti:

Cos’e uno spec-work innanzitutto

Lo Speculative Work è semplicemente lavoro non pagato, anche se c’e da dire che non tutti i lavori non pagati sono speculativi.

Questo modo di procedere comporta  rischi per il cliente al quale non viene garantita la qualità del lavoro e per il designer che non viene retribuito secondo il valore del suo lavoro.

Ci sono cinque situazioni che possono indurre a pensare ad un designer di lavorare senza retribuzione e sono:

  1. SpecWork: lavoro fatto gratis nella speranza di venire pagati
  2. Concorsi: lavoro fatto nella speranza di vincere un premio
  3. Volontario: lavoro fatto come favore o in cambio di esperienza senza l’aspettativa di essere   pagato.
  4. Stage: un tipo di lavoro gratuito che considera come retribuzione l’educazione e l’esperienza che si acquisisce.
  5. Pro Bono: lavoro gratuito fatto per il bene della comunità.

Molti designers considerano i primi due punti inaccettabili.

Perché lo Spec-Work rappresenta un rischio per cliente e designer

I Clienti rischiano la qualità poiché non c’e abbastanza tempo per la cosa più importante in qualsiasi progetto creativo: la ricerca, la possibilità di considerare alternative e lo sviluppo ulteriore delle prime idee.

I designer invece rischiano non solo di essere sfruttati dai clienti ai fini di ottenere un lavoro gratis ma di compromettere il lavoro creativo eliminando tutta la parte propositiva e fornendo al cliente “solo” quello che esattamente chiede, questo ovviamente a scapito della qualità.

Per tutte e due le parti inoltre ci sono tutti i rischi legali derivanti dai diritti d’autore, marchi etc.

L’AIGA ha anche messo a disposizione di chi volesse approfittarne una lettera esempio per dire no allo spec-work (in Inglese) che spiega al cliente le motivazioni per cui “lo speculative work” non viene considerato come un approccio etico e corretto al lavoro dei designer e che fornisce tra le altre cose anche alternative più idonee finalizzate ad esplorare il lavoro di vari designer, come richiedere lavori fatti in precedenza e anche una breve esposizione di come ognuno si approccierebbe al progetto.

Per chi volesse approfondire ecco il link all’articolo in inglese

Esiste anche un sito no-spec.com, che si propone di divulgare le motivazioni sopra citate che dovrebbero portare i professionisti a dire no allo spec-work .

C’è da fare un ultima considerazione al riguardo:

cosa accadrebbe se ogni volta che dovessimo scegliere un ristorante ce ne andassimo in giro a provarli tutti finchè satolli e soddisfatti decidessimo di pagare solo quello che ci ha soddisfatto in pieno?

O se ancora ci mettessimo a provare gratuitamente tutti i dentisti, idraulici, meccanici, avvocati, architetti, medici e via dicendo finchè trovato quello che risponde alle nostre aspettative tra i plausi generali (e sicuramente con qualche osso sano in meno) ci accingessimo a saldare il conto solo alla fine al fortunato prescelto?

Pensateci e riflettete anche sul fatto che il tutto dipende anche da noi, sempre.

Quindi la prossima volta che un cliente vi chiede di vedere delle proposte prima di darvi un lavoro fermatevi un momento e eventualmente pensate: siete pronti a dire no per il bene del design?

Tenete duro e buon lavoro.

Stefania Pochesci