No allo Spec-Work per il bene del Design
aprile 12, 2010 | 12 Comments | No spec work
Vi sono mai capitati clienti che prima vi commissionano un lavoro e poi scompaiono senza darvi un centesimo perchè il risultato non è di loro gradimento? Oppure clienti con la presunzione di vedere prima il lavoro e poi decidere di accettarlo o meno? O anche di partecipare ad un concorso, proporre il vostro design e non ricevere alcuna risposta da parte degli organizzatori?
L’ultimo caso sembrerebbe si stia verificando per un concorso dal valore di ben 40.000 euro, infatti nell’ articolo che scrissi su “Roma in un immagine” è nata una ricca discussione tra i partecipanti delusi dal fatto che la decisione del vincitore viene rimandata di mese in mese.
Tra i tanti punti di vista dei lettori, mi ha incuriosito una proposta della graphic designer Stefania Pochesci l’ho contattata e insieme abbiamo deciso di approfondire l’argomento nella speranza che ne nascano degli interessanti spunti di riflessione.
Vi lascio all’articolo scritto da Stefania e vi aspetto per discuterne insieme nei commenti.
E voi siete pronti a dire no?
No allo Spec-Work per il bene del Design
Diciamocelo, non è un bel periodo per chi fa il graphic designer, a dire il vero non è un buon periodo per nessuno, ma per noi, nè carne nè pesce nel mare del “prova prima e forse paga” credo sia anche peggio .
Accade sempre più spesso a chi lavora nei media di trovarsi nella situazione di sentirsi chiedere da un potenziale cliente di vedere delle proposte prima, per poi essere pagati solo se il lavoro piace: il che significa che non vi si compensa per il valore della vostra creatività, portfolio o capacità di riuscire ad ingaggiare un rapporto creativo con il vostro cliente, ma vi si danno pochi giorni (nella migliore delle ipotesi) un brief strapazzato e neanche un euro per creare quello che dalle aspettative del vostro cliente dovrebbe essere “Il Capolavoro”.
Nasce allora per qualcuno (meno male ancora qualcun c’è) il grande dilemma: accettare o no?
Sì perché quello che vi è stato appena chiesto è uno spec-work, dove “spec” sta per speculative.
Nonostante questa metologia (del prova prima e forse paga, appunto) sia diventata ormai una prassi comune, ritengo sia doveroso far presente che un lavoro creativo di qualità è frutto di una relazione di fiducia tra cliente e designer, di mutua comunicazione e collaborazione.
Non si può pensare di ottenere un prodotto qualitativamente superiore con il metodo dello “Spec Work” come lo si chiama; rifiutarsi di accettare tale prassi infatti va considerata una garanzia di qualità anche per il cliente, come dovrebbe essere anche il portfolio del resto (sennò che lo facciamo a fare?).
Al riguardo l’AIGA (Professional Association for Design) ha detto la sua svariati mesi fa, credo che meriti una riflessione da parte di tutti i professionisti del settore.
In breve ecco i punti:
Cos’e uno spec-work innanzitutto
Lo Speculative Work è semplicemente lavoro non pagato, anche se c’e da dire che non tutti i lavori non pagati sono speculativi.
Questo modo di procedere comporta rischi per il cliente al quale non viene garantita la qualità del lavoro e per il designer che non viene retribuito secondo il valore del suo lavoro.
Ci sono cinque situazioni che possono indurre a pensare ad un designer di lavorare senza retribuzione e sono:
- SpecWork: lavoro fatto gratis nella speranza di venire pagati
- Concorsi: lavoro fatto nella speranza di vincere un premio
- Volontario: lavoro fatto come favore o in cambio di esperienza senza l’aspettativa di essere pagato.
- Stage: un tipo di lavoro gratuito che considera come retribuzione l’educazione e l’esperienza che si acquisisce.
- Pro Bono: lavoro gratuito fatto per il bene della comunità.
Molti designers considerano i primi due punti inaccettabili.
Perché lo Spec-Work rappresenta un rischio per cliente e designer
I Clienti rischiano la qualità poiché non c’e abbastanza tempo per la cosa più importante in qualsiasi progetto creativo: la ricerca, la possibilità di considerare alternative e lo sviluppo ulteriore delle prime idee.
I designer invece rischiano non solo di essere sfruttati dai clienti ai fini di ottenere un lavoro gratis ma di compromettere il lavoro creativo eliminando tutta la parte propositiva e fornendo al cliente “solo” quello che esattamente chiede, questo ovviamente a scapito della qualità.
Per tutte e due le parti inoltre ci sono tutti i rischi legali derivanti dai diritti d’autore, marchi etc.
L’AIGA ha anche messo a disposizione di chi volesse approfittarne una lettera esempio per dire no allo spec-work (in Inglese) che spiega al cliente le motivazioni per cui “lo speculative work” non viene considerato come un approccio etico e corretto al lavoro dei designer e che fornisce tra le altre cose anche alternative più idonee finalizzate ad esplorare il lavoro di vari designer, come richiedere lavori fatti in precedenza e anche una breve esposizione di come ognuno si approccierebbe al progetto.
Per chi volesse approfondire ecco il link all’articolo in inglese
Esiste anche un sito no-spec.com, che si propone di divulgare le motivazioni sopra citate che dovrebbero portare i professionisti a dire no allo spec-work .
C’è da fare un ultima considerazione al riguardo:
cosa accadrebbe se ogni volta che dovessimo scegliere un ristorante ce ne andassimo in giro a provarli tutti finchè satolli e soddisfatti decidessimo di pagare solo quello che ci ha soddisfatto in pieno?
O se ancora ci mettessimo a provare gratuitamente tutti i dentisti, idraulici, meccanici, avvocati, architetti, medici e via dicendo finchè trovato quello che risponde alle nostre aspettative tra i plausi generali (e sicuramente con qualche osso sano in meno) ci accingessimo a saldare il conto solo alla fine al fortunato prescelto?
Pensateci e riflettete anche sul fatto che il tutto dipende anche da noi, sempre.
Quindi la prossima volta che un cliente vi chiede di vedere delle proposte prima di darvi un lavoro fermatevi un momento e eventualmente pensate: siete pronti a dire no per il bene del design?
Tenete duro e buon lavoro.






