12

aprile

No allo Spec-Work per il bene del Design

Pubblicato in No spec work

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Vi sono mai capitati clienti che prima vi commissionano un lavoro e poi scompaiono senza darvi un centesimo perchè il risultato non è di loro gradimento? Oppure clienti con la presunzione di vedere prima il lavoro e poi decidere di accettarlo o meno? O anche di  partecipare ad un concorso, proporre il vostro design  e non ricevere alcuna risposta da parte degli organizzatori?
L’ultimo caso sembrerebbe si stia verificando per un concorso dal valore di ben 40.000 euro, infatti nell’ articolo che scrissi su “Roma in un immagine” è nata una ricca discussione tra i partecipanti delusi dal fatto che la decisione del vincitore viene rimandata di mese in mese.

Tra i tanti punti di vista dei lettori, mi ha incuriosito una proposta della graphic designer  Stefania Pochesci l’ho contattata e insieme abbiamo deciso di approfondire l’argomento nella speranza che ne nascano degli interessanti spunti di riflessione.

Vi lascio all’articolo scritto da Stefania e vi aspetto per discuterne insieme nei commenti.

E voi siete pronti a dire no?

No allo Spec-Work per il bene del Design

Diciamocelo, non è un bel periodo per chi fa il graphic designer, a dire il vero non è un buon periodo per nessuno, ma per noi, nè carne nè pesce nel mare del “prova prima e forse paga” credo sia anche peggio .

Accade sempre più spesso a chi lavora nei media di trovarsi nella situazione di sentirsi chiedere da un potenziale cliente di vedere delle proposte prima, per poi essere pagati  solo se il lavoro piace: il che significa che non vi si compensa per il valore della vostra creatività, portfolio  o capacità di riuscire ad ingaggiare un rapporto creativo con il vostro cliente, ma vi si danno pochi giorni (nella migliore delle ipotesi) un brief strapazzato e neanche un euro per creare quello che dalle aspettative del vostro cliente dovrebbe essere “Il Capolavoro”.

Nasce allora per qualcuno (meno male ancora qualcun c’è) il grande dilemma: accettare o no?

Sì perché quello che vi è stato appena chiesto è uno spec-work, dove “spec” sta per speculative.

Nonostante questa metologia (del prova prima e forse paga, appunto) sia diventata ormai una prassi comune, ritengo sia doveroso far presente che un lavoro creativo di qualità è frutto di una relazione di fiducia tra cliente e designer, di mutua comunicazione e collaborazione.

Non si può pensare di ottenere un prodotto qualitativamente superiore con il metodo dello “Spec Work” come lo si chiama; rifiutarsi di accettare tale prassi infatti va considerata una garanzia di qualità anche per il cliente, come dovrebbe essere anche il portfolio del resto (sennò che lo facciamo a fare?).

Al riguardo l’AIGA (Professional Association for Design) ha detto la sua svariati mesi fa, credo che meriti una riflessione da parte di tutti i professionisti del settore.

In breve ecco i punti:

Cos’e uno spec-work innanzitutto

Lo Speculative Work è semplicemente lavoro non pagato, anche se c’e da dire che non tutti i lavori non pagati sono speculativi.

Questo modo di procedere comporta  rischi per il cliente al quale non viene garantita la qualità del lavoro e per il designer che non viene retribuito secondo il valore del suo lavoro.

Ci sono cinque situazioni che possono indurre a pensare ad un designer di lavorare senza retribuzione e sono:

  1. SpecWork: lavoro fatto gratis nella speranza di venire pagati
  2. Concorsi: lavoro fatto nella speranza di vincere un premio
  3. Volontario: lavoro fatto come favore o in cambio di esperienza senza l’aspettativa di essere   pagato.
  4. Stage: un tipo di lavoro gratuito che considera come retribuzione l’educazione e l’esperienza che si acquisisce.
  5. Pro Bono: lavoro gratuito fatto per il bene della comunità.

Molti designers considerano i primi due punti inaccettabili.

Perché lo Spec-Work rappresenta un rischio per cliente e designer

I Clienti rischiano la qualità poiché non c’e abbastanza tempo per la cosa più importante in qualsiasi progetto creativo: la ricerca, la possibilità di considerare alternative e lo sviluppo ulteriore delle prime idee.

I designer invece rischiano non solo di essere sfruttati dai clienti ai fini di ottenere un lavoro gratis ma di compromettere il lavoro creativo eliminando tutta la parte propositiva e fornendo al cliente “solo” quello che esattamente chiede, questo ovviamente a scapito della qualità.

Per tutte e due le parti inoltre ci sono tutti i rischi legali derivanti dai diritti d’autore, marchi etc.

L’AIGA ha anche messo a disposizione di chi volesse approfittarne una lettera esempio per dire no allo spec-work (in Inglese) che spiega al cliente le motivazioni per cui “lo speculative work” non viene considerato come un approccio etico e corretto al lavoro dei designer e che fornisce tra le altre cose anche alternative più idonee finalizzate ad esplorare il lavoro di vari designer, come richiedere lavori fatti in precedenza e anche una breve esposizione di come ognuno si approccierebbe al progetto.

Per chi volesse approfondire ecco il link all’articolo in inglese

Esiste anche un sito no-spec.com, che si propone di divulgare le motivazioni sopra citate che dovrebbero portare i professionisti a dire no allo spec-work .

C’è da fare un ultima considerazione al riguardo:

cosa accadrebbe se ogni volta che dovessimo scegliere un ristorante ce ne andassimo in giro a provarli tutti finchè satolli e soddisfatti decidessimo di pagare solo quello che ci ha soddisfatto in pieno?

O se ancora ci mettessimo a provare gratuitamente tutti i dentisti, idraulici, meccanici, avvocati, architetti, medici e via dicendo finchè trovato quello che risponde alle nostre aspettative tra i plausi generali (e sicuramente con qualche osso sano in meno) ci accingessimo a saldare il conto solo alla fine al fortunato prescelto?

Pensateci e riflettete anche sul fatto che il tutto dipende anche da noi, sempre.

Quindi la prossima volta che un cliente vi chiede di vedere delle proposte prima di darvi un lavoro fermatevi un momento e eventualmente pensate: siete pronti a dire no per il bene del design?

Tenete duro e buon lavoro.

Stefania Pochesci

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Salvatore Sodano

Autore: Salvatore Sodano

Salvatore inizia a svolgere l’attività di web designer nel 2001 alla quale poco dopo affianca quella di graphic designer. Negli ultimi anni la passione per Seo e web marketing prende il sopravvento e lo spinge a curare oltre all’estetica dei siti anche ottimizzazione, posizionamento per i motori di ricerca e usabilità. Contatta Salvatore

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12 commenti

  1. frankie scrive:

    Tenere duro è il termine giusto e bisogna farlo per rispetto della community e di chi questo lavoro lo fa per vivere.
    Bisogna imparare a dire di no altrimenti il settore Web in ITalia non crescerà mai

  2. Andrea Leti scrive:

    Io non perlerei in questi termini.

    Ai miei clienti dico sempre:

    “Ti posso venire incontro con il prezzo ma NON SVALUTO il mio lavoro!”

    Ragazzi è importante questo passaggio! E’ di fondamentale importanza!
    L’esempio fatto dei ristoranti va a pennello. Quante pizze schifose vi siete mangiati? Non le avete pagate? E….ma lui ha fatto la pizza!

    Tutto questo andazzo nel mondo della grafica e del webdesign, è colpa dei “grafici per un giorno” dei “webdesigner per un giorno” ma anche della grandissima ignoranza che c’è qui in italia senza distinzione fra nord e sud.

    Un Gruppo che lavora nel campo sanitario, dalle mie parti mi chiese:
    Parlo solo di Grafica non di stampa:

    1000 x 3 Immagini coordinate (bigliettino, carta intestata e busta intestata);
    1000 x 1 pieghevole A4 con una cordonatura centrale fronte retro;
    1000 x 1 Locandina 35×50;

    Quando gli ho detto il prezzo mi hanno risposto: ” Sei CARO! Io con 200€ mi faccio fare tutto! Lo trovo un ragazzo che me li fa. Quanto ci vuole a fare ste cose, CHE TU SUL COMPUTER LAVORI”

    La mia richiesta era di 2800€ compresa la stampa!

    Una frase del genere denota un grado di ignoranza colossale!
    Sto parlando di un gruppo che fattura qualcosa come 500.000 anno non spiccioli.

    Non bisogna prostituirsi per lavorare! Non svalutate i vostri lavori!!

  3. Filippo A. scrive:

    Ciao, bell’articolo, come sai ultimamente mi stò occupando anche io di queste tematiche.

    Io sinceramente son per le relazioni win to win, entrambe le parti devono avere vantaggi da una transazione.

    Trovo che forme di lavoro gratuite in questo campo possano esser giustificate solo quando effettivamente vi è un ritorno effettivo in termini di esperienza o di immagine.Ovviamente tranne in casi particolari dove si vogliono appoggiare buone cause o aiutare amici.

    Per quanto riguarda coloro che fanno realizzazioni a basso costo (anche i “ragazzini”) non li vedo come un gran problema, sinceramente credo che aziende e professionisti del campo della comunicazione debbano trovare strade per far percepire alla clientela il valore aggiunto del loro lavoro.

    L’ideale sono patti chiari, e non lavorare senza anticipi.

    @ Andrea

    Con 200€ credo che non si possa nemmeno pagare la stampa di ciò che richiedevano XD

    Comunque ne ho trovate di peggiori, tipo uno voleva: “un sito come youtube ma più bello e che censura in automatico senza moderazione manuale” a meno di 100€ XD

  4. aledesign.it scrive:

    Un anno fa una tipa di Bologna per la misera cifra di 150 euro voleva che andassi da lei a discutere sulla grafica. Flash, 4 pagine. Alla fine ho ricevuto solo un anticipo 100 euro, ma essendo un “incapace” come diceva lei ha preferito mettere online altro. Certo per quelle cifre… Oppure ci son quelli che dicono..ti passo due clienti..te mi fai un buon prezzo?

  5. [...] il bene del design By thesinginblackgbird Qualche tempo fa mi hanno chiesto di pubblicare un articolo sullo Spec-Work, dolente nota dei nostri [...]

  6. stefania pochesci scrive:

    Mi fa piacere che l’articolo sia apprezzato, ancor di più che ci si rifletta sopra.
    Trovo sia più che giusto cercare di educare oltre che noi stessi anche i nostri clienti alla buona etica lavorativa, cercando soprattutto di far capire che questa presa di posizione (se così si può chiamare) rappresenta una garanzia di qualità anche per loro; come diceva anche Andrea si può andare incontro al cliente cercando di capire le esigenze, ma bisogna avere ben chiara la differenza tra lavoro retribuito e lavoro speculativo.

    Quindi occhio e saluti a tutti.

  7. [...] la settimana scorsa abbiamo lanciato su queste pagine la campagna NO allo Spec-Work e oggi il web designer freelance Francesco Caruccio ci spiega come riconoscere ed evitare i clienti [...]

  8. Quirky scrive:

    Concordo!! Mai svendere il proprio lavoro e la propria professionalità.. è una politica rischiosa ma che alla lunga paga!!

  9. Anonimo scrive:

    C’e’ anke ki non sparisce…tipo i politici…il mio capo si e’ sentito dire: “Io non pago, tu fammi causa…” secondo voi ki vince una causa contro un politico in Italia? Fortunatamente il suo server e’ rimasto qua’ almeno qlks si è ricavato…
    In qsti casi si lascia perdere, xke anke se vinci la causa e’ lunga e tu nel frattempo oltre l’avvocato devi paga l’affitto, i dipendenti…ke facciamo falliamo x colpa dei politici?
    SIA DI DESTRA KE DI SINISTRA SONO PERSONE DI M—A!!! E comandano pure…ma se comandassero con 2500 euro al mese senza nessun rimborso spese? Dai e’ uno stipendio ottimo xke a loro nn va bene?

  10. [...] No allo spec work! Aderiamo all’iniziativa [...]

  11. Andrea scrive:

    Aderisco volentieri!

  12. [...] la nostra campagna “NO allo SPEC WORK per il bene del WEB DESIGN” con una nuova risorsa molto interessante. Come già dicemmo la scorsa volta, chi si occupa [...]

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