Sabato 30 Gennaio, in molte piazze italiane, grazie a un piccolo contributo sarà possibile ricevere le arance rosse di Sicilia e aiutare la ricerca a rendere il cancro sempre più curabile (visita il sito).
Iniziativa lodevole, e sfrutto questo articolo per invitare anche voi a partecipare.
L’AIRC sta portando avanti una campagna pubblicitaria di ottimo livello, dimostrando ancora una volta che quando bisogna sensibilizzare le persone c’è bisogno di tanta creatività.
A volte però dietro a lavori creativi e di qualità indiscutibile, si nascondono insidie che spesso saltano all’occhio solo quando ormai è troppo tardi.
C’è un particolare nell’immagine utilizzata per promuovere l’evento.
Guardatela senza soffermarvi e scorrendo la pagina.
Per caso leggete “il cancro è una malattia INCURABILE”?
La stessa cosa è successa a me, ma se ora riguardate l’immagine con più calma noterete che la scritta ” Il cancro è una malattia incurabile”, grazie alle arance rosse che sbriciolano le prime due lettere si trasforma nel vero slogan “Il cancro è una malattia curabile”.
Ora tutto ha un altro senso, ma se non vi foste soffermati a guardare l’immagine, quale sarebbe stato lo slogan che vi sarebbe rimasto nella mente e avreste associato all’iniziativa? Seconde me l’esatto contrario di quello che in realtà si voleva comunicare.
Ma perchè questo accade?
E’ la prima cosa che mi sono chiesto e la risposta è l’unico motivo per cui ho scritto questo articolo.
Abbiamo già accennato i principi della Gestalt su questo blog ed è proprio grazie ad una delle sue regole ovvero la “legge dell’esperienza passata” che secondo me si spiega il motivo del nostro problema.
Grandi linee questa legge ci dice: elementi che per la nostra esperienza passata sono abitualmente associati tra di loro tendono a essere uniti.
Esempi:

Nella figura noi vediamo la lettera E, ma qualcuno che non conosce il nostro alfabeto vede semplicemente tre linee spezzate

In quest’atra figura nonostante le lettere sono tagliate, è molto semplice vedere la scritta internet.
In pratica il problema è che le lettere I e N nell’immagine scelta per promuovere la campagna sono in primo piano e anche se non del tutto definite a causa dell’esperienza passata il nostro inconscio le interpreta e registra sia in che curabile. Questa piccola disattenzione ha compromesso la buona riuscita di un idea originalissima.






E’ la prima cosa che ho studiato
Siamo anche portati a terminare mentalmente le forme che ci appaiono incomplete come in questo caso , probabilmente era sufficiente cambiare gradazione di colore alle prime 2 lettere per evitare questo effetto
Più o meno è la stessa cosa di questo. . . . il cervello è strano
Snocdo uno sdtiuo dlel’Untisverià di Cadmbrige, non irmptoa cmoe snoo sctrite le plaroe, tutte le letetre posnsoo esesre al pstoo sbgalaito, è ipmtortane sloo che la prmia e l’umltia letrtea saino al ptoso gtsiuo, il rteso non ctona. Il cerlvelo è comquune semrpe in gdrao di decraifre tttuo qtueso coas, pcheré non lgege ongi silngoa ltetrea, ma lgege la palroa nel suo insmiee… vstio? Sneodco voi, csoa czazo si funamo a Cadmbrgie?
Conosevo il testo che ha postato antonio
comunque ottimo esempio per sottolineare l’importanza del tenere in considerazione le capacità percettive del destinatario del messaggio
Proprio così
In realtà secondo me è più di qualche legge gestaltica, o meglio i principi della gestalt hanno trovato molte conferme in campo percettivo, ma la lettura è un task cognitivo molto diverso che coinvolge anche altri campi. La stessa percezione delle lettere è diversa dal classico completamento della figura (usata negli esperimenti della Gestalt) come hanno dimostrato altri studiosi della percezione moderna (su studi su vigilanza,ricerca e ritenzione degli stimoli visivi). L’esperienza conta, ma non è solo quella visiva insomma ^_^.
Sono contento che questo articolo abbia generato così tanti spunti interessanti.
@Michela Sono perfettamente d’accordo sul fatto che bastava mettere le 2 lettere di colore diverso, infatti è il sistema che utilizzo io in questi casi o quando mi trovo a creare loghi il cui nome è formato da due o più parole. E anche loro ci danno ragione, infatti stamattina sono andato sulla loro pagina Facebook e guarda come avevano già modificato: http://www.facebook.com/AIRC.associazione.ricerca.cancro
@Antonio Grazie per l’esempio, anche io credo che in un modo o nell’altro è la stessa cosa che succede leggendo le “lettere sparse”
l’articolo ha generato spunti perchè è interessante
ho visto la pagina di Facebook e infatti adesso è molto meglio, curabile spicca decisamente, poi trovo molto azzeccata anche la scelta del rosa
@Elmook: grazie mille per il contributo. Il tuo spunto è interessante ma non sono sicuro di aver capito perfettamente quel che vuoi dire.
La frase
cosa vuol dire? Forse vuoi dire che ad esempio nel nostro caso noi siamo abituati a vedere il cancro come una malattia letale per questo siamo portati ad associargli la parola incurabile? Se è così non se hai ragione ma sarebbe interessante approfondire il tuo punto di vista
Grazie mille Michela è un piacere ricevere complimenti da professionisti come te.
Preciso subito:
Per esperienza intendo anche quella dell’abilità linguistica, specialmente nella sua forma scritta. La conoscenza semantica del termine e la correlazione della situazione con il suo opposto. La conoscenza della grammatica e delle regole normative della lingua italiana (negazione del termine con il prefisso in + parola). Queste conoscenze sono alla base del riconoscimento del segno grafico e della “cognizione” di quest’ultimo. La connotazione che fai notare tu riguarda un altro ambito interessante che è l’utilizzo emozionale per il recupero delle informazioni in memoria (c’è una forte connotazione tra emozione e semantica), che può fare da filtro tra la parola implicita e quella esplicita.
Chiarissimo . . . . . .
Impazzisco per queste cose.
Interpretare cio che la nostra mente percepisce è qualcosa di fantastico ma difficile.
Complimenti per l’articolo mi hai affascinato veramente
davvero interessante l’articolo, volevo kiedervi.. nel caso del logo della Maggioli Editori, per esempio, è solo l’esperienza passata a farci percepire le 2 lettere o c’è qlcs’altro?
Ciao turtle
Sono contento che hai trovato l’articolo interessante.
Ho visto il logo Maggioli, personalmente credo si tratti di esperienza passata e del fatto che il nostro cervello è portato a definire le forme che sembrano incomplete.
Anche se credo (ma posso sbagliarmi) che in assenza della scritta Maggioli editore nessuno avrebbe capito a impatto che si trattasse di una M e una E
@turtle . . .
Penso che rappresentino anche dei libri . .