Archive for the ‘ Casi di studio ’ Category

L’umorismo non è sempre garanzia di successo, ma se utilizzato insieme ad un design accattivante e dopo un attento esame degli obiettivi può portare a risultati straordinari.
Usando l’umorismo come strategia creativa, è possibile affascinare il pubblico e attirarne interesse e simpatia.
Allo stesso tempo però un buon advertising non deve essere troppo complesso, perché deve essere facilmente interpretato e compreso. Nell’articolo ne vengono segnalati 60 io ho selezionato i 20 che ritengo migliori sia a livello ironico che comunicativo.
E voi cosa ne pensate? Riuscite nonostante l’ironia ad intuire il significato del messaggio?


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Thanks to: 60 divertenti pubblicità di successo.

Bill Gardner di Logolounge dopo aver esaminato gli oltre 35.000 loghi che gli sono stati presentati negli ultimi 18 mesi, ha classificato e descritto le tendenze e gli stili maggiormente utilizzati dai designer per la creazione dei loghi negli anni 2009/2010. Potete trovare l’articolo originale qui: 2010 trend logos.
Visto che ho trovato l’articolo molto interessante ne ho preso spunto traducendolo in italiano e aggiungendo le mie impressioni.

Dopo aver esaminato migliaia di loghi si è scoperto che la trasparenza nei loghi non è più solo una tendenza ma è diventato un elemento fondamentale nella progettazione come lo sono stile e colore.
Inoltre, le tonalità sono diventate più luminose, probabilmente questo è dovuto al fatto che l’occhio umano si è abituato a vedere i colori proiettati dallo schermo. Ormai viviamo in un mondo RGB, non più in un mondo di CMYK.

Il testo è sempre più importante nel brand identity, clienti e progettisti stanno lavorando duramente per rendere i messaggi più sintetici e / o diretti, e l’impiego di termini sintetici ed efficaci nei loghi rende il messaggio ancora più immediato.

Si è notato anche l’emergere di design innovativi e freschi dai paesi dell’Est. I progettisti di questi paesi sembrano avere una scioltezza che noi occidentali abbiamo perduto: loro sono più inclini a presentare tutta una serie di diverse opzioni di brand a un singolo cliente. Anche se personalmente non credo si tratti di svogliatezza da parte degli occidentali, infatti è ormai assodato che fornire troppe alternative al cliente serve solo a confondergli le idee.

Un altro particolare evidente quest’anno è che da molti loghi viene fuori un abbondanza di ottimismo come se i clienti stessero provando a mostrarsi coraggiosi e per niente impauriti di fronte a questo periodo di crisi.
Un altro cambiamento significativo è che per molti anni, i loghi di successo sono stati costruiti su forme precise e utilizzavano uno o comunque pochi colori. Ora, anche se le idee e la buona tecnica di disegno sono ancora essenziali per un buon risultato i progettisti hanno cominciato a usare superfici meno delineate e precise e in molti brand si vedono una miriade di colori.

Di seguito alcune tendenze che in quest’anno sono state molto utilizzate dai progettisti di logo

Cubismo


loghi-cubismo
Non dovrebbe più meravigliare il fatto che i progettisti attingono le loro ispirazioni da arti famose. Come Pablo Picasso e Georges Braque i fondatori del movimento cubista insegnano, c’è un certo piacere visivo nel semplificare le forme fino alla loro essenza. Nella progettazione del logo, questo principio vale e come, infatti trasformare l’immagine in una semplice serie di sfaccettature è davvero efficace ed esteticamente piacevole.

1. Iconologic, US Virgin Islands 2. Z&G, Brandogolik 3. Gardner Design, Graphic Impressions 4. Andrei Bilan, Kubis

Spore


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Questi loghi hanno spesso la forma di una stella raggiante, e in genere assumono caratteristiche tridimensionali. Tendono ad essere sospesi nello spazio o danno l’impressione di una forma  subacquea che galleggia (infatti, questi loghi potrebbero essere perfetti per crearvi animazioni). Questi loghi mantengono una qualità attraente, e misteriosa che gli permette di essere ancora oggi molto usati.

In alcuni, i punti che partono dal centro sembrano essere dei tentacoli, e riescono a trasmettere un senso di connettività e un gran numero di servizi. Questo genere di loghi ha la capacità di generare il caos, mantenendo però la perfezione della natura.

1. MYDE, Smart Communication Technologies 2. KITA International | Visual Playground, KITA 3. Seamless Creative, 1025 Photography 4. BrandBerry, Anvexa

Ghost


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Attirare l’attenzione è un compito molto arduo per i designer. Questo stile ha la capacità di costringere lo spettatore a guardare la forma con attenzione per essere sicuro di capirne il significato. In questo modi si spera che il brand rimanga impresso nella mente.

Questa tecnica sembra avere maggiore successo se l’immagine in questione è abbastanza ovvia, il colore inoltre è fondamentale poichè tendiamo a identificare gli oggetti per il colore prima che per la forma.

1. Julian Peck, Futbol California 2. Iconologic, America’s Natural Gas Alliance 3. Supersoon Good Design, Swiss Heat Transfer Technology 4. Strange Ideas, Shadow Farm

Tendrils


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In questo stile c’è un giusto mix tra fantasia e intervento umano cosa che  lo rende molto efficace e piacevole da vedere.

Assolutamente lontani dall’essere elaborati con perfezione geometrica, questi simboli richiamano molto la natura ma allo stesso tempo si nota un coinvolgimento umano, infatti dimostrano di non essere stati creati da una macchina senz’anima.  Il loro scopo è esaltare la bellezza dell’ imperfezione.

1. Derrick Mitchell Design, LLC, Easthaven Baptist Church 2. RawType, Jacob’s Well 3. Sabingrafik, Inc., Rosenblum Cellars 4. Dale Harris, Blank Expression

Spostamento


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Le sovvrapposizioni trasparenti di colore sono i tratti distintivi di questo stile. I colori sono solitamente chiari e puliti per permettere che le sovrapposizioni siano ben evidenti. Questa tendenza è un pò la celebrazione della diversità che si fonde per il fine comune.

Sebbene le immagini siano statiche, lo spostamento  da un senso di movimento allo spettatore. Questa instabilità attira l’occhio e dà l’impressione che si tratti di  un work in progress.

1. Asta form, Sheriff Studio 2. Go Welsh, Penn State Architecture 3. Effusion Creative Solutions, musicplace.com 4. Liska + Associates Communication Design, Becker and Becker

Parti


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Questo stile ha lo scopo di rappresentare un elemento unico formato da tanti piccoli pezzi uniti. Da lontano, l’immagine sembra unica e grande ma a vedere bene i particolari si nota che è un insieme di tante immagini più piccole.
Nell’esempio 3 possiamo vedere che tanti fumetti formano la mappa degli Stati uniti per rappresentare il brand “We the people form this nation”, nel 4  un centinaio di sommozzatori formano la sagoma di uno squalo.  In questi casi, si cerca un buon equilibrio visivo per rendere distinguibili le piccole parti e allo stesso tempo unirle per comporre un risultato univoco.

1. Kuznetsov Evgeniy, Russian Team 2. Ten:pm Media, Advanced Armament Corp. 3. Chris Rooney Illustration/Design, Ramsell 4. Hand dizajn studio, Diving Club Big White

Pixel


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Il pixel rappresenta il più piccolo elemento costitutivo di un immagine digitale.
Questo concetto spiega che lo stile pixel rappresenta un concetto dove piccoli elementi messi insieme creano un grande risultato. Visto che il mezzo è il monitor, i colori sono spesso molto intensi e luminosi. Stile ottimo per brand leader nel settore hi tech.

1. Eight a.m. Brand Design , C2 MEDICAL SPA 2. Eightday Studio, Antioch Community Church Norman Corp. 3. Gyula Nemeth, HD City 4. Andrei D. Popa, City Tower

Polvere


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Questo genere di marchi fa capire l’importanza della sottiglieza. Anche in questo caso l’occhio è attratto non solo per il design, ma anche dalla curiosità di guardare qualcosa di nuovo. Il piumaggio soffice di questi loghi li rende unici e l’effetto polverina in alcuni casi dà la sensazione di qualcosa di magico.

1. RedBrand, Atmosphere Design House 2. Strange Ideas, Galaxy Garden 3. Tannehill Design, GSL Fine Lithographers 4. Identra, Cognida

Festoni


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Chiunque di noi nella sua infanzia abbia fatto visita ad una ferramenta nel periodo primaverile ricorda condizionatori d’aria e ventilatori pieni zeppi di festoni che svolazzavano orizzontalmente per mostrare la forza dell’aria e dare una sensazione rinfrescante. Questi loghi hanno poco a che fare con il freddo ma con l’aria si.
Generalmente, questi loghi sono trasparenti per cui dove ci sono sovrapposizioni c’è un cambiamento di colore.  Lo stile simboleggia lo spirito libero e la mancanza di controllo. Questi disegni trasmettono un senso di gioia o di festa e sono  ideali per brand che devono dare la sensazione di benessere e relax.

1. Paradox Box, Rinat Tuhvatullin 2. Suprematika, Rucksack, the backpack online shop 3. Demographic Inc., Blood Brothers 4. Burton (Snowboards) Corp., Burton Snowboards

Macchie


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Questo genere di loghi è tra i più creativi e difficili perchè da parte del designer c’è bisogno di grande sensibilita e precisione per permettere un effetto così impreciso ma allo stesso tempo tanto perfetto. È un altro esempio di distacco dalle tecniche tradizionali e permette di ottenere l’attenzione del pubblico che magari sarà costretto a concentrarsi un po di piu sul disegno per essere sicuro di averne interpretato bene la forma.

1. Paradox Box, Rinat Tuhvatullin 2. Suprematika, Rucksack, the backpack online shop 3. Demographic Inc., Blood Brothers 4. Burton (Snowboards) Corp., Burton Snowboards

Fireworks


loghi-fireworks
Lo stile Fireworks è senza dubbio tra i più interessanti ed efficaci. Il flash attira l’attezione e i getti di luce danno un adrenalina visiva unica.
Quale migliore stile potreste scegliere per un’identità orientata verso l’eccitazione, l’attività, o piacere?
Stile che ultimamente sta riscuotendo un ottimo successo dato il suo largo uso.

1. Sakideamsheni, Expo Georgia 2. Latinbrand, La Quinta 3. BrandBerry, 1945-2010 4. Porkka & Kuutsa Oy, Logistigo Oy

Box


loghi box

L’uso del testo come componente di un brand  è diventato più difficile che mai. Non solo il nome della società deve essere ben visibile, ma ci sono altri punti chiave che spesso vengono inseriti tipo ciò che il cliente fa,  il motto,  l’ubicazione, la data di fondazione.  Il problema in questi casi è definire il giusto rapporto visivo tra logo e testo. C’è il rischio che allargando la coppia per rendere il testo più leggibile il simbolo diventi troppo grande e allo stesso modo ridurre il simbolo puo rendere il testo illeggibile.

Ecco allora che si cerca di incapsulare simbolo e testi in box in modo da creare armonia tra le parti

1. Schwartzrock Graphic Arts, Pugleasa 2. Sudduth Design Co., Wilmington-Gordon 3. Fargo Design Co., Inc., Jackson Trading Co. 4. Sigg Design, Swiss International Hotels

Ultimamente su questo blog stanno nascendo delle discussioni molto costruttive seppur con pareri spesso divergenti.
Allora perchè non parlare del nuovo logo RAi e vedere ognuno di noi cosa ne pensa?

All’inizio la Rai era l’unica emittente televisiva italiana quindi in un contesto di monopolio e senza concorrenza, come logotipo utilizzò semplicemente le tre lettere che compongono la scritta.
Poi negli anni ’90 sono arrivate le reti Fininvest e la Rai ha cambiato brand usando per le tre reti forme diverse che subito dovevano essere associate al rispettivo canale: Raiuno aveva una sfera, Raidue un cubo e Raitre una piramide, ognuna caratterizzata da un colore diverso rispettivamente blu, rosso e verde come i colori RGB della Tv.

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Questi loghi rimasti nella storia e nella memoria di tutti noi, vennero sostituiti 10 anni fa con un nuovo simbolo semplice ma allo stesso tempo molto elaborato che richiama la forma di una leggiadra farfalla.

farfalla-rai
Il segno è formato da due triangoli opposti l’uno all’altro con sui lati due volti che si guardano per rappresentare la comunicazione. Quest’immagine nel suo complesso forma una farfalla in una perfetta applicazione delle leggi gestaltiche. Il logo però è difficile da applicare e male integrabile con altre scritte, ma nonostante questo la Rai grazie a questo logo riesce a differenziarsi con un immagine elegante dalla concorrenza ponendosi ad un pubblico selezionato, più maturo e colto.

Un gesto coraggioso che ha ripagato senz’altro, ma adesso, con l’avvento del Digitale Terrestre e con la nascita di oltre dieci canali Rai, c’era bisogno di una riconoscibilità immediata e non di qualcosa che necessita di interpretazione.

La farfalla non tira più nemmeno in TV ed ecco che il 18 Maggio è nato il nuovo brand system che tanto sta facendo discutere. Semplificazione razionalizzazione e immediata riconoscibilità sono le linee guida di questo nuovo logo minimalista e allo stesso tempo molto usabile (almeno a detta della Rai).
Ogni canale Rai utilizzerà sempre un colore bianco leggermente trasparente e sarà composto dalla scritta Rai in un quadrato seguito dal nome del canale sia esso un numero o un nome.

loghi-rai

Ho chiesto pareri a riguardo sui social network più famosi e sarà un caso ma mentre da Facebook sembrano molto favorevoli al nuovo logo, la sponda Twitter considera la scelta una porcheria.
Tra i pareri raccolti mi son trovato d’accordo con chi ha detto che sarebbe stato meglio lasciare i colori rosso, verde e blu per identificare i canali principali Rai.
Ma c’è stato anche chi ha detto che era ora che si cambiasse quel pessimo logo, chi invece che vorrebbe capire chi ha potuto creare un logo talmente pessimo e chi mi ha chiesto con quali soldi è stato pagato questo nuovo brand system.
Come vedete l’argomento può far nascere dibattiti interessanti, quindi vi lascio con il video con cui la Rai ha spiegato la sua scelta e vi aspetto ai commenti per sapere la vostra opinione.

Oggi vi mostro “Pencil vs Camera” una tecnica fotografica fondata da Benjamin Heine che a me ha lasciato senza fiato. Si tratta di immagini formate dalle classica foto con l’aggiunta di alcuni particolari disegnati a matita.

L’idea molto creativa, a Ben gli venne per caso mentre stava guardando la televisione e allo stesso tempo scriveva una lettera. Volgendo la lettera verso la televisione, notò che l’immagine sul foglio e quella della televisione che si vedeva in trasparenza dietro la carta creavano un effetto molto simpatico. Fù così che capì che sarebbe stato bello creare qualcosa di simile fondendo in una sola immagine due diverse azioni. Per vedere altre opere di Ben, visitare il suo blog.


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Vi confido che io sto pensando di usare questo simpatico effetto per creare il nuovo layout di questo blog o di qualche altro sito. Voi che ne dite, vi piace l’idea?

La settimana scorsa abbiamo lanciato su queste pagine la campagna NO allo Spec-Work e oggi il web designer freelance Francesco Caruccio ci spiega come riconoscere ed evitare i clienti “sciacalli” raccontandoci una sua recente esperienza.

Buona lettura


Clienti furbi, 4 modi per riconoscerli ed evitarli, vivendo sereno
Lo so, argomento molto discusso, questo, ma ho una piccola esperienza da raccontare che mi è capitata proprio oggi.

Piccola premessa

A maggio, precisamente il 23 maggio 2010, compio il mio primo anno di partita iva da libero professionista in qualità di web designer. Inutile dire che me ne sono capitate di cotte e di crude in questo mio primo anno, anche le più assurde e inimmaginabili, andando dalla minaccia al cliente psicopatico, arrivando all’ evergreen “tu non sai chi sono io”.

A questo punto della mia vita, sono nella fase in cui sto iniziando a capire come girano le cose tra “i grandi” ed a riconoscere al volo un cliente truffaldino.

Mi dici cosa è successo Fra, voglio saperlo!

Te lo dico subito.

Ricevo una e-mail con la più classica delle richieste di preventivo: il cliente mi dice cosa vorrebbe, io gli dico il prezzo e fino a qui nulla di strano o di particolare.

Oltre al preventivo metto un paio di link a lavori che ho fatto o sto facendo, tra cui il mio blog di risorse gratuite per Photoshop. E’ l’evolversi della discussione che ti farà ( o dovrebbe farti? ) storcere il naso dalla puzza… di bruciato.

Insomma, solite (in)formalità, invio di preventivo, il cliente mi risponde con una frase del tipo (non posso riportarla uguale per motivi di privacy):

“Sai, ho ricevuto un altro preventivo da un altro grafico.. però i tuoi lavori sono piu belli lui non mi piace tanto. Riesci a farmi il suo stesso prezzo, senza fattura?” -ndr: era piu basso del mio di quasi una sessantina d’euro-

Questo, già dovrebbe se non insospettire, far notare che c’è già qualcosa che non va, anzi, che non c’è proprio: la fattura.

Decido di stare al suo gioco, sapendo già dove saremmo andati a parare, ma continuiamo.

Io gli rispondo beffardamente qualcosa come

“In questo caso, il pagamento è 100% anticipato. Ti sta bene?”

Da qui, scoppia praticamente il caos, ma andiamo con ordine. Dopo questa brillante richiesta e la mia risposta, inizia a farmi la morale. Si, hai capito bene: lui che mi chiede di evadere le tasse fa a me la morale.

Quale morale Fra, cosa ti ha detto?

Ha iniziato a dire che non esiste una cosa del genere, che anche lui crea dei siti web ma non chiede mai l’anticipo del 50%, figuriamoci del 100%.

Ecco, è in casi come questi che di solito esce fuori tutta la mia emotività e spontaneità: fare polemica. Ma questa volta non ho fatto polemica, ho trattenuto i miei istinti di giovincello alle prime armi e sono diventato un po’ più professionale. Come? Semplicemente augurandogli buona serata.

Ma lui risponde ancora peggio, come se gli avessero rubato le pantofole, di prima mattina, dopo aver messo piede su un pavimento di marmo freddo. Dice che devo imparare a trattare e capire le esigenze dei clienti, ribadisce che anche lui fa siti web, che ha altre attività, ma che mai si sogna di chiedere un anticipo, anzi, alcuni fornitori lui li paga a 30, 60 o addirittura 90 giorni.

Si ma, vieni al sodo, come lo riconosco uno che vuole fregarmi?

Cosa hai notato fino ad ora? C’è una irregolarità: la richiesta di non emettere fattura. La cosa, oltre che illegale puzza di bruciato lontano un chilometro. Mettiamo caso che produci un lavoro senza fattura, che succede?

Che in caso lui facesse il furbo e non pagasse, se ne andrebbe tranquillamente a spasso con il tuo lavoro e tu non potresti chiedere nulla, pena una gran bella multa (della serie: cornuto e mazziato, come si dice dalle mie zone d’origine).

Quindi saresti incastrato:  perchè se chiedi il compenso e ti rivolgi alle autorità, rendi noto che commetti una illegalità, quindi stai zitto e ti tieni la fregatura.

Morale della storia, ecco come riconoscere un cliente furbetto

Un cliente truffaldino si riconosce quando:

  • chiede di farti fare delle irregolarità
  • mira all’asta al ribasso con il prezzo
  • ti dice che non sai fare il tuo lavoro perchè non accetti le sue condizioni da spec-work
  • in generale, quando c’è possibilità che ti possa fregare e non lo conosci

Ecco perchè, nonostante la “perdita del cliente”, dovresti vivere serenamente

Te lo spiego citando Luttazzi. A questo punto, tu potresti obiettare:

“Ma come fai a dire che è un mascalzone?”

“Come faccio a dirlo? Per lo stesso motivo per cui se incontro per la strada di notte, un tizio sudaticcio con in mano un coltellaccio insanguinato, la prima cosa che penso non è.. TOH, UN CUOCO!”

Vivi sereno, la fregatura è dietro l’angolo ma puoi evitarla. Un personaggio del genere è meglio perderlo che lavorare per lui, perchè nel caso in cui accetti il lavoro e ti dovesse fregare, avrai lavorato e non avrai ricevuto nulla in cambio. Invece, evitandolo, non avrai lavorato e quindi non avrai perso niente.

Avrai cosi piu tempo per i clienti seri e che pagano davvero, saltando a piè pari mal di testa e conti alle 2 di notte sull’abaco per poter pagare tutte le bollette.

E alla fine Francesco mi ha consigliato di linkare il video di Luttazzi che cita per rendere meglio l’idea, quindi vi lascio con il video e con il consiglio di seguire il blog di Risorse gratuite per Photoshop di Francesco Caruccio che ringrazio e a cui faccio un forte in bocca al lupo per una rosea carriera da web designer.